La Biblioteca comunale di Faenza ha origini napoleoniche: risale infatti alle soppressioni del patrimonio, anche bibliografico, dei conventi e delle congregazioni religiose decretato dai francesi in seguito alla loro occupazione di Faenza nel 1797.
Il lavoro di riordino, scarto, scelta dei volumi fu affidato prima a Giambattista Scardavi, poi a Marino Borsieri, ma l'apertura al pubblico dell'istituto culturale si fece attendere, in quanto le alterne vicende politiche non favorirono le necessarie scelte amministrative.
La Biblioteca faentina venne aperta al pubblico nel 1818, nella sede del Palazzo degli Studi (ex collegio dei Gesuiti) e solo nel 1825 venne trasferita, in unico complesso con la scuola comunale, la pinacoteca, il gabinetto di fisica, nella sede attuale, l'ex convento dell'Ordine dei Servi di Maria.
Il primo direttore fu Andrea Zannoni, bibliografo ed erudito ed il primo regolamento, con norme per il direttore e i lettori, risale al 1818.
Ai primi fondi, di carattere prevalentemente umanistico e religioso si aggiungono, per tutto l'Ottocento, donazioni di biblioteche private e, dopo l'unificazione d'Italia, le biblioteche provenienti dalle seconde soppressioni religiose (ordini dei Cappuccini, Riformati, Conventuali, Domenicani, Osservanti di Brisighella).
L'obiettivo principale dei direttori ottocenteschi fu quello di costituire un fondo dei manoscritti faentini (cronache, corrispondenza, carteggi, memoriali) che non erano compresi nelle donazioni dei privati; molti documenti di interesse faentino vennero acquistati, come le carte della famiglia Laderchi e le carte dell'egittologo Francesco Salvolini. Vennero inoltre versati in biblioteca, dall'archivio del Comune, molti materiali sulla storia della città.
L'istituto ebbe comunque una vita difficile, sempre alle prese con problemi di denaro, ma pur in queste ristrettezze, non mancarono le innovazioni soprattutto ad opera dello storico Gian Marcello Valgimigli, direttore dal 1848 al 1877, che oltre ad individuare numerosi manoscritti locali ed a convincere l'Amministrazione Comunale all'acquisto, ideò un catalogo alfabetico per argomento.
Il Novecento si presenta come un secolo molto movimentato e denso di novità per la biblioteca: nel 1912 venne fondato il "Bollettino della Biblioteca", che, col titolo "Manfrediana", viene tuttora pubblicato e che dà notizie sulle accessioni bibliografiche, le novità librarie, le donazioni, le statitistiche, affiancandole, negli ultimi anni anche con articoli di storia locale o di presentazione di fondi preziosi della biblioteca.
Nel 1929, in seguito all'aumento dei volumi, cui si sono aggiunti anche l'archivio notarile e lo (Archivio) Storico Comunale, tutto l'edificio viene destinato alla biblioteca (ma la pinacoteca aveva ottenuto già nel sec. XIX una sede autonoma).
Durante la direzione di Piero Zama (1920-1957) l'istituto si trasforma in un vero e proprio centro culturale polivalente - per usare una terminologia attuale - : tra le due guerre vengono aggregati alla biblioteca il Museo del Teatro, il Museo del Risorgimento e il Museo Scientifico Torricelliano.
La seconda guerra mondiale interromperà brutalmente questo andamento propulsivo: i bombardamenti alleati, che riguardarono tutta la città alla fine del 1944, abbatterono metà della biblioteca e, unitamente ad un incendio appiccato dalle truppe tedesche in fuga, causarono la perdita di circa 70.000 volumi.
Pur in condizioni molto precarie, già nell'inverno del 1945 venne riaperta al pubblico una piccola sala di lettura e iniziarono i lavori di ricostruzione che furono molto complessi, in quanto non si trattò solo di rifacimento delle strutture murarie, ma di ricomposizione delle varie collezioni librarie e di verifica di tutti i cataloghi.
La ricostruzione può considerarsi conclusa nel 1955.
Nel 1967 venne creata, con Decreto Ministeriale, una sezione di Archivio di Stato a Faenza e i materiali archivistici, pur rimanendo di proprietà del Comune di Faenza, vennero scorporati dalla biblioteca e uniti in questa nuova istituzione che ha comunque sede nello stesso palazzo.
I nuovi locali vennero presto occupati e ci si trovò nuovamente alla prese con carenza di spazi a causa di nuove consistenti donazioni (Zauli-Naldi, Caffarelli). [ vai alla pagina "collezioni e fondi" ]
L'Amministrazione Comunale, nel 1984, elaborò un progetto di Riorganizzazione e ampliamento dei servizi, a seguito del quale, nel 1992, venne inaugurata la nuova Emeroteca. [ vai alla pagina "Sezione Periodici" ]
Nel 1976 e nel 1984, come sezioni decentrate della biblioteca, erano state aperte al pubblico due biblioteche nelle due frazioni più importanti del comune, rispettivamente a Reda e Granarolo. [ vai alla pagina "Le sedi decentrate" ]
Nel 1986 la biblioteca aderisce al Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) iniziando l'automazione dei servizi, a partire da quello di catalogazione e prestito agli adulti.
Continuano i lavori di ristrutturazione edilizia e ampliamento che portano al recupero del piano terreno, in precedenza occupato da negozi. Qui viene aperta al pubblico, nel maggio 1998, una sezione a scaffale aperto destinata principalmente al prestito. [ vai alla pagina "I servizi" ]
Nel 2003 vengono iniziati i lavori per la riapertura pubblico della Sala Dante (a piano terra della biblioteca), adibita negli ultimi vent'anni a magazzino dei periodici. L'ambiente, completamente rinnovato, viene inaugurato nel giugno 2004. È utilizzabile come sala di lettura (60 posti), sala per conferenze (completamente attrezzato allo scopo) e come notevole deposito di libri.